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Recensione di una recensione

30 settembre 2016

Per la recensione di un libretto di microracconti una lettrice scrive:

probabilmente è stato un mio errore
credevo fosse un libro con racconti brevi
fulminanti e particolari
invece sono per la maggiorparte
stralci di altri libri

Che bei versi.

Il primo (un endecasillabo) è l’excusatio non petita della voce poetica, che ci situa direttamente nella vicenda. Il secondo verso ci svela la colpa. Il terzo puntualizza, spiega e giustifica. Il quarto è un altro endecasillabo che prolunga la tensione verso la chiusura: ed ecco nell’ultimo verso svelata finalmente – la aspettavamo da quel credevo – la reale natura del libro di cui leggiamo. Un verso bellissimo, freddo, arrotolato su se stesso con l’allitterazione di tr, tr, dr, così pieno di chiuse i eppure aperto all’esterno grazie alla menzione di certi altri libri, ci fa partecipi di una delusione piccola e forse proprio per questo inconsolabile.

Comunque vabbe’, il bello è che il libro è davvero una raccolta di racconti brevi fulminanti e particolari, quella lettrice non aveva capito niente.

30 settembre 2016. Di Reloj
Contiene Libri, vicini | Commenta

Prodotto da agricoltura biologica

17 settembre 2016

Il muezzin ancora non ha chiamato alla preghiera. E i primi ragazzi venuti a rifornirsi d’acqua alla fontanella sono già in viaggio. Erano tornati ieri sera quasi alle dieci. Si sono fatti la doccia. Hanno lavato e steso gli abiti da lavoro. Poi hanno mangiato la pasta della mensa, tenuta da parte da qualche compagno di stanza. Era mezzanotte passata quando sono andati finalmente a dormire. Dopo appena tre ore di sonno già pedalano silenziosi, uno dietro l’altro, che sembra il via di una tappa a cronometro. Scavalcano bici in spalla il muretto sotto i fari e le telecamere. Poi si dissolvono nel buio come bersaglieri del lavoro, chiamati in prima linea a riempire i nostri piatti.

Sette giorni all’inferno: diario di un finto rifugiato nel ghetto di Stato, di F. Gatti. L’Espresso 12/09/2016

17 settembre 2016. Di Reloj
Contiene cose serie | Commenta

Paper Mate Replay

10 settembre 2016

In prima elementare si scriveva con la matita, si cancellava, si credeva di sbagliare, si riscriveva. In terza si usava la penna cancellina. Era un artefatto del diavolo.

L’inchiostro, se cancellato, si spostava dalla linea tracciata agglomerandosi in piccole striscioline che la mano spargeva per il foglio.

Cancellare voleva dire decostruire la scrittura, scioglierla e riposizionarla in modo che non si riconoscesse più quello che una volta aveva cercato di dire. Tante piccole briciole di significante si fondevano con la pagina, creando un sostrato di cose prima dette e poi negate.

Ve lo ricordate?

Be’, la Paper Mate ha fatto un’altra penna cancellina che invece è bellissima, l’inchiostro è termico e diventa trasparente con la frizione della gomma (bianca) nel tappino.
Eccola: http://www.staples.it/penne-a-sfera-stilo/cbs/90326.html

10 settembre 2016. Di Reloj
Contiene ricordi | Commenta

La bestia nella giungla, Henry James

07 settembre 2016

Qualcosa lo attendeva, alle curve e agli incroci del cammino dei mesi e degli anni, come una bestia feroce in agguato nella giungla. Poco significava che la bestia in agguato fosse destinata a sbranarlo o a essere abbattuta.

The Beast in the Jungle, 1903.
Trad. it. Gaetano La Pira per Garzanti, 1984.

Henry James.
New York 1843 – Londra 1916.

 

07 settembre 2016. Di Reloj
Contiene Libri | Commenta

Morire a Dacca, Carmilla online

11 luglio 2016

«“Produrre all’estero e fare profitti in patria”, uno studio dal titolo schietto redatto dal Dipartimento di Scienze Economiche della Ca’ Foscari, spiega la faccenda con meno ipocrisie: su 1000 euro di fatturato, il profitto lordo di un’impresa italiana che produce abbigliamento in patria è di 150 €. Se produce in Romania diventa 400 €. Insomma, non è che il profitto in Italia non ci sia, è che ai padroni non basta.

La retorica del ‘aiutiamoli a casa loro‘ insiste sul fatto che quei salari sono commisurati agli standard di quei paesi. Peccato che non siano commisurati alla soglia di sussistenza, che in Bangladesh si aggira attorno ai 260,00 euro al mese.

I salari al sotto del minimo vitale sono la prima violenza. Costringono a sottomettersi a livelli disumani di straordinario per poter arrotondare la paga. Gli orari lunghissimi pesano sulla salute delle operaie, impediscono di trovare il tempo per riposarsi a sufficienza o per alfabetizzarsi.
Il reddito familiare non permette un’abitazione decente, cibo e cure sufficienti. Non ci sono soldi per mandare i figli a scuola. Con gli adulti sequestrati al lavoro, i bambini restano semiabbandonati, oppure vengono messi in produzione, per permettere alla famiglia di sopravvivere».

Morire a Dacca, https://www.carmillaonline.com/2016/07/10/morire-a-dacca/

11 luglio 2016. Di Reloj
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