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Ancora sul letto di Spinoza

08 dicembre 2010

Carissimo R.,

Le notizie che mi arrivano da Breda, nel sud dell’Olanda (voi sapete che l’Olanda è piccola, Breda si trova a solo cento chilometri da Amsterdam e di questi tempi le notizie volano) mi sembrano di un’importanza tale da essere a voi trasmesse senza tenere in conto, almeno per ora, della loro certezza o la loro mendacità. Mi perdonerete per questa mia avventatezza non appena leggerete l’oggetto di tali notizie: esse riguardano infatti il ritrovamento del letto di Spinoza.

Come vi dicevo nella precedente missiva (a cui non ho peraltro ricevuto risposta alcuna) è stata confermata la ricostruzione della storia del famoso letto che fece il nostro caro amico Z.H. nel suo penultimo scritto. Ve la riassumo brevemente, nel caso non siate ancora entrato in contatto con il testo. Spinoza, giovane apatico e dedito esculsivamente allo studio della filosofia, alla morte del padre – avvenuta nel 1656, anno terribile per Bento, anno del cherem – si impegnò in un’accesa disputa con sua sorella Rebecca e suo cognato Casseres che cercarono di escluderlo dall’eredità dei pur pochi beni familiari, e cito Z.H.: «un attizzatoio, una caraffa di latta con l’ansa rotta, uno sgabello da cucina semplice, una statuetta di ceramica raffigurante un pastore senza testa, un orologio rotto che stava nel corridoio ed era diventato un nido di topi, un quadro appeso sopra il camino, tanto annerito che sembrava il ritratto del catrame», oltre al famoso letto nel quale, come allegò davanti al giudice il giovane Spinoza, trovò la morte sua madre Deborah quel triste 5 di novembre del 1638. Come sapete, Spinoza vinse il processo, ma, una volta acquisito il diritto su tutti i beni, volle in segno di massimo spregio conservare solo il letto, vendendo tutti gli altri oggetti.

Orbene, di questi oggetti si è persa la traccia, con l’eccellente escusione del quadro, che come saprete tiene in custodia oggi il museo di Luik (o Liegi, come voi la chiamate) ed è in fase di restauro. Alla morte del nostro illustre, nel 1677, quando Rebecca rifiutò l’eredità del fratello – come se con questo gesto senza gloria avesse potuto cambiare l’immagine che aveva dato di sé al momento del processo -, il letto fu messo all’asta, insieme al baldacchino color oliva che lo completava. I libri, centosessanta in tutto, furono acquistati dal Duca di Curaçao; lo scrittoio da un anonimo signore francese – probabilmente anche lui sefardita di procedenza – e si trova ora a Parigi; del letto sparì l’atto di vendita poco dopo l’asta, e mi è finora stato impossibile ricostruirne il percorso.

È perciò con grande entusiasmo che vi comunico che il letto, pare, è stato rintracciato.

Mi perdonerà, caro R., se oso ritenere che non sia questo il momento di dare maggiori dettagli sull’importantissimo recupero. La causa, come voi ben sapete, trarrà enorme beneficio da questo meraviglioso rinvenimento: mi recherò io personalmente in Portogallo per verificare con questi stessi emozionati occhi se le notizie giuntemi da Breda hanno fondamento. Non mancherò di scrivervi da laggiù non appena mi sarà possibile per informarvi su come procedono le trattative.

Vostra,
G.

Scritto da Reloj il 08 dicembre 2010
Contiene ficcion, nonsense | Commenta

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