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Semplice e banale

19 ottobre 2008

Volendo leggere il diario di Rutka Laskier sono andata a vedere i commenti dei lettori su aNobii, più per curiosità che altro. Da un po’ di tempo lo faccio per decidere quale edizione comprare, o in che versione leggere i libri che mi propongo. Fra gli altri commenti, trovo questo:

Ma come si può dare un’opinione su un diario definendolo “molto semplice e banale”? Cosa c’è, esattamente, di semplice? Cos’è banale? La storia? Come è raccontata? Cosa?

Poi sono andata a vedere la libreria di Patty. Credo che abbia più o meno tredici anni. Forse Un barattolo mostruoso le è risultato meno semplice e meno banale che il diario scritto da una persona della sua stessa età, però sessantacinque anni fa e in condizioni completamente diverse dalle sue. Io mi ricordo che quando avevo tredici anni queste cose mi interessavano, e molto. Mi ricordo che mi era addirittura piaciuto il diario di Anna Frank, per dire.

Cos’è cambiato? È la scuola che insegna una versione soft dell’olocausto, o magari una sua caricatura? O abbiamo visto troppi film? Mah.

Scritto da Reloj il 19 ottobre 2008
Contiene Libri | Tag: | 5 commenti

Commenti (5)

  1. a me fa riderissimo anche l’altro commento, quello che 7 persone su 7 hanno giudicato utile: quello secondo cui i libri andrebbero prezzati un tanto al chilo, e che quindi 60 pagine densissime (più altre 100 di postfazione che già da sole sarebbero un libro) non valgono 12 euro. Da quando in qua il prezzo di copertina va diviso per il numero di pagine, bianche escluse? E’ un discorso che sento fare spesso, e mi deprime. In vita mia ho speso 18 euro e più per solenni cazzate di 500 pagine, ed è lì che bisognerebbe recriminare. (peraltro, 12 euro per un cartonato non sono neanche tanti.)

  2. P.S. se proprio vogliamo far le pulci alla povera Patty, ci sarebbe da guardare anche “Ognuno di noi ha il proprio angelo” e il Diario segreto di Laura Palmer. tre stellette e mezzo, eh. Ognuno ha i diari che si merita.

  3. Sì, ho pensato anche io che 12€ per una prima edizione non è un prezzo assurdo, e del commento di cui parli ho notato il pezzo in cui dice: il diario pubblicato consta di appena 100 tiratissime pagine, in cui come ogni quattordicenne Rutka riporta le sensazioni tipiche dell’adolescenza. Per quanto sia tenace la mia passione per i diari adolescenziali, gli stralci riportati sono veramente scarni per il prezzo a cui sono proposti. Cento tiratissime pagine, come ogni quattordicenne?? Avrebbe preferito un trattato in tre tomi sull’esistenza del male? È il diario di una quattordicenne, perdìo, e di solito i quattordicenni non sono né Marx né Spinoza né Einstein, neanche se sono ebrei.

    Sulla libreria della piccola Patty no comment perché non c’è niente da dire, come del resto sulla “tenace passione per i diari adolescenziali” dell’altra tizia. De gustibus.

  4. Bè, definire semplicemente un libro “Molto semplice e banale” equivale quasi a non averlo letto. Ma questo è uno degli aspetti di aNobii (che, se devo essere sincero, non amo aggiornare spesso!).
    Quanto all’olocausto, bè, io voterei per una versione soft. Si, penso sia decisamente quella che meglio conosco (e non solo per la scuola, ma perchè, come dici, si vedono troppi film).

  5. Cioè sei d’accordo sul fatto che insegnino una versione soft? Io, per la verità, non mi ricordo come ho studiato il tema. So solo che quello che di solito ti viene in mente al sentire la parola olocausto è “morte di sei milioni di ebrei”, “camere a gas”, “campi di concentramento”. Che ovviamente son cose terribili, ma non inaudite. Di tentativi di genocidio ce n’è altri, vedi Pol Pot e vedi Ruanda, poi che gli alemanni siano metodici e se fanno una cosa la fanno bene ha fatto il resto.
    L’aspetto terribile del nazismo per me è stata la velocissima disumanizzazione di un gruppo (sociale, culturale, economico o come si voglia vedere) e la altrettanto velocissima accettazione di questo processo da parte della gente, della gente comune. Non bastano due Schindler e un Perlasca, quando tutti gli altri facevano finta di non vedere.

    Voglio dire: magari fino ad ora è stato giusto mettere l’accento sul genocidio programmatico, ma è ora che si cominci a parlare di quel senso di superiorità che aveva la gente comune rispetto all’altro, che è quello che ha dato origine a tutto il resto.
    Non per altro, ma perché mi pare che ci stiamo di nuovo scivolando dentro.

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