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Reliquie

04 gennaio 2016

Nel quale si dà conto dei benedetti resti della santa Elisabetta e di altri fatti diversi ma collaterali

Quell’anno venne deciso che si riunissero a Nuoro le reliquie di Santa Elisabetta di Poscia, papessa di Boemia, disperse dopo la sua morte per i discontinui territori dell’Asia Minore. Da ogni parte del mondo arrivarono reliquari d’oro tempestati di preziosi, cofanetti, bauletti, coppe, trittici di bronzo, recipienti bagnati in argento in forma di mani, di piedi, e infine piccoli medaglioni ripieni di sante polveri.

Al momento della riconta dei pezzi si rinvenirono però tre ulne.

Il ritrovamento diede origine a un dibattito teologico senza precedenti, essendo il suo fulcro la seguente questione: ebbe la Santa oltre al dono della bilocazione anche quello del triulnismo, come già l’ebbero i SS. Pistemo di Bolzano e Malenzio dei Fassentini? Esperti si confrontarono su questo tema per mesi e mesi presso i locali della Cattedrale di S. Maria delle Nevi in Nuoro, ma allo scadere del termine previsto non erano ancora riusciti a venirne a capo.

Intervenne così il Pontefice in persona, che ordinò un’analisi dell’acido desossiribonucleico alle tre ulne per verificarne la santa appartenenza. Si venne così a scoprire che una delle ulne era appartenuta non alla santa, ma a zia Mariedda ‘e Santinbentu, di quelli di Boneddu Irillai, che era finita chissà come e chissà quando in Gerusalemme, terrasanta, da dove poi era miracolosamente tornata in occasione della ricomposizione, un giorno, a Nuoro, di Santa Elisabetta di Poscia.

Scritto da Reloj il 04 gennaio 2016
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