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Chiamate telefoniche

17 agosto 2014

Le prime chiamate che mi ricordo di aver fatto le ho fatte dalle cabine telefoniche – già rosse – dal mare a casa: al mare la cabina era davanti al bar lontano del villaggio, che ora è l’unico che c’è (forse quell’altro bar ha chiuso perché non aveva la cabina).

C’era sempre la fila, davanti alla cabina: al mare nessuno aveva il telefono. Poi più tardi se l’era messo un vicino, un ex emigrato in Belgio: non andavamo mai a casa sua a chiamare, però a casa sua ricevevamo le telefonate. Lui veniva correndo in una nuvola di polvere gialla perché la strada era ancora sterrata: ci avvisava che mio padre, da una cabina rossa di qualche paesino delle Alpi, ci stava chiamando. Restavamo al telefono meno tempo di quanto lui impiegasse a venirci a chiamare. Io mi chiedevo sempre se mio padre avesse usato i gettoni o le duecento lire: i gettoni, anche se valevano lo stesso, mi sembrava che durassero di più.

Al monte invece non c’era mai la fila: le cabine erano due, una per alti, una per bassi: io usavo quella per bassi: era a sinistra, affianco a un videogioco. Dalle cabine del monte ho chiamato anche con le schede telefoniche da 2000, 5000 e a volte 10000 lire. Ho provato molte volte a mettere lo scotch sulla banda magnetica, dalla A di “Carta” alla F di “telefonica”, come mi avevano detto: ma non ha mai funzionato.

Dal mare chiamavamo mia nonna perché il telefono ce l’aveva solo lei: noi l’abbiamo messo nell’89. Mi ricordo quando era venuto il tecnico: aveva fatto dei buchi nel muro, poi avevamo chiamato mia nonna. Madrina aveva chiamato lei: noi avevamo fatto una segreteria telefonica con il sintetizzatore vocale del Commodore 64, l’avevamo registrata col mangianastri e l’avevamo fatta partire senza sapere chi stesse chiamando: lei aveva chiuso, poi aveva richiamato e aveva detto: Prima ho sbagliato numero, mi ha risposto un’agenzia di viaggi.

Scritto da Reloj il 17 agosto 2014
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