Tutti voltati verso di me

07 Novembre 2011

Da piccolo facevo il presidende del consiglio. Comandavo il Paese dove abitavo, l’Italia. Presidente del Consiglio Italiano. Allora una volta, ero lì che dovevo dimettermi, mi sono chiesto improvvisamente Chi me lo fa fare, di dimettermi?

C’erano i miei compagni, tutti voltati verso di me, aspettavano tutti che mi dimettessi. C’erano gli avversari, tutti voltati verso di me, aspettavano tutti che mi dimettessi. E io ero lì, la palla in mano, avevo appena fatto una [omissis], facile, colpo di reni senza forza, dritto fra le sue braccia, ero lì che cercavo di ricordarmi chi me lo faceva fare, a me, di dimettermi.

C’erano i pianisti della mia squadra, tutti voltati verso di me, aspettavano tutti che mi dimettessi. C’erano i pianisti della squadra avversaria, tutti voltati verso di me, aspettavano tutti che mi dimettessi. C’era il presidente dell’altra squadra, tutto voltato verso di me, aspettava tutto che mi dimettessi. C’era il mio portaborse, gridava Che cazzo fai? Muoviti! Io stavo lì, col decreto in braccio, pensavo, pensavo.

C’erano i guardasigilli, tutti voltati verso di me, aspettavano tutti che mi dimettessi. C’era l’Europa, tutta voltata verso di me, aspettava tutto che mi dimettessi.

Poi dopo ha fischiato.

Punizione a due in area per la squadra avversaria.

Battono, tirano, gol.

Me ne sono andato a Antigua.

[cfr. Spinoza, di Paolo Nori]

Scritto da Reloj il 07 Novembre 2011
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